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Jimi Handrix

 

JIMI HANDRIX

Quando si parla di Jimi Hendrix, non si può limitare la sua storia alla sola discografia. Tante sono le cose che si possono dire di lui e per questo lo considero un eroe, santo-protettore e martire della nostra radio. Lui è stato un grande talento musicale: innovatore di tecniche chitarristiche, profeta iniziatico del movimento psichedelico/pacifista degli anni ’60 e tant’altro. Per questo, cari lettori e ascoltatori di TRS, voglio raccontarvi l’esperienza di quando ho conosciuto Jimi Hendrix. 

 

24 Maggio 1968 ore 13:00. Avevo passato tutta la notte alla stazione Termini perchè non ero riuscito a trovare dei fricchettoni che mi potessero ospitare. Ma la notte non era stata infruttuosa: avevo incontrato una ragazza carina e simpatica che mi aveva raccontato parti confuse della sua vita, per poi sparire un paio di ore dopo. Mi scontrai accidentalmente con un uomo di 40 anni che si scusò molto, insistendo per offrirmi un cappuccino per rimediare al piccolo incidente (devo dire che l’offerta mi fece piacere visto che in tasca non avevo una lira!). 

 

L’aria era calda, luminosa e l’idea del mitico cornetto con cappuccino rendeva il tutto ancora più piacevole. Entrammo nel bar della stazione, notai che quell’uomo era giù di morale, lo capii soprattutto dalla voglia di raccontarmi i suoi problemi. La solita storia: la moglie lo aveva lasciato per un altro... A pensarci una cosa in comune l’avevamo: la notte passata insonne! Dopo le sue lamentele sulla moglie ci presentammo e incuriosito dal mio aspetto mi domandò che cosa ci facessi lì, quanti anni avessi e quanto tempo avevo impiegato a farmi crescere i capelli così lunghi visto che erano ricci. All’ennesima domanda sul perchè non portavo le scarpe, mi fece pensare per un attimo che fosse un agente della narcotici in borghese! Nonostante il lieve sospetto, mi divertii a rispondergli. I miei genitori, separati da tempo, pensavano che io fossi uno a casa dell’altro e così erano due mesi che mancavo da casa e da scuola. 

 

Anche se abitavo ai Parioli, con quel martire di mio padre e mi potevo permettere di avere una vita agiata avevo rifiutato quello stile borghese per abbracciare la filosofia on the road, ispirata da Jack Kerouac. Conclusi le mie spiegazioni dicendogli che avevo 13 anni. Dopo tutto quello che avevo raccontato, quest’ultima deve essere stata una sorpresa, visto che mi credeva molto più adulto! A quanto pare gli rimasi simpatico perchè mi offrì un lavoro per due giorni dicendomi: “C’è un chitarrista americano di colore, il suo nome è Jimi Hendrix, suonerà oggi e domani al teatro Brancaccio, in via Merulana 244, poco distante da qui. Ti andrebbe di dare una mano al tecnico audio? Sai, sono un pò preoccupato perchè solitamente, quando suonano i gruppi italiani, ci sono cinque-sei tecnici a concerto, mentre Jimi Hendrix ne ha voluto uno...In caso-ha detto Jimi- aiuta lui. Vista la complessità delle sue apparecchiature, sarebbe meglio un’altra mano non ufficiale!”. Altro che effetto a sorpresa! Avevo incontrato uno degli organizzatori dei concerti di Hendrix in Italia! 

 

Sapevo che Jimi aveva suonato il 23 a Milano e che avrebbe suonato a Roma e a Bologna. Ma qui nella capitale, non sapevo dove avrebbe suonato e comunque non sarei potuto entrare viste le mie tasche vuote! Naturalmente risposi di sì, dicendogli che anch’io suonavo e ci capivo di audio ma lui, essendo del mestiere, mi disse che l’aveva capito dal mio aspetto. Si affrettò a darmi il suo biglietto da visita scrivendo un lasciapassare firmato sul retro. “Vai al Brancaccio e chiedi di Eddy Ponti che è il presentatore dello spettacolo!”. Concluse dicendomi di fare in fretta visto che il concerto era pomeridiano. Arrivato al Brancaccio feci come mi era stato detto dal mio amico occasionale ed incontrai il grande Eddy Ponti, grande sia per l’aspetto sia per la simpatia. Il mio lavoro era facile consisteva nell’assistere il tecnico in caso di problemi durante il concerto. Già nella tarda mattinata il gruppo The Jimi Hendrix Experience aveva fatto il sound check quindi in quel momento, non c’era molto da fare. Eddy si mise a parlare con me dicendo che non era un fan di Hendrix, anzi prima di conoscerlo di persona, gli era antipatico. Dopo le prove si ricredette: sia dal punto di vista umano sia musicale. Mentre diceva che si stava anche divertendo, sopraggiunse una figura alta e scarna, con i capelli ricci allisciati e non troppo lunghi, buttati indietro, con due meches bianche sul lato destro. Era lui: Jimi Hendrix. Ci salutò: “Hi guys!” e ci domandò se avevamo visto Mitchell, il suo batterista. Mentre parlava aveva già arrotolato una sigaretta e alla terza boccata la passò ad Eddy Ponti che, dopo due tiri la passò anche a me..e così via. 

 

Arrivò l’ora fatidica del concerto e salì sul palco “The Jimi Hendrix Experience”. Jimi alla chitarra, Mitch Mitchell alla batteria e Noel Redding al basso. La sala non era eccessivamente affollata. Mi trovavo sul palco dietro agli amplificatori della chitarra di Hendrix: dei Marshall pazzeschi per l’epoca e infatti, quando cominciò a suonare, saltarono le valvole elettriche del teatro per il troppo assorbimento! L’impazienza del pubblico cominciò a preoccupare il presentatore Eddy Ponti, visto che Jimi Hendrix non voleva rinunciare neanche di un watt della sua amplificazione. Al tecnico venne un’idea: mi fece staccare tutti gli interruttori riservati alle luci del teatro e ai gabinetti, per dare più corrente possibile all’amplificazione e alle luci del palco. Comunque Hendrix dovette rinunciare ad uno dei suoi amplificatori e questo non lo rese contento. 

 

Era finalmente iniziato il viaggio nella quinta dimensione con la musica di Jimi. Sembrava un dio indiano Apache. Mentre suonava era preso da un furore mistico e carnale e le persone rimanevano totalmente incantate. Ascoltando la sua musica, ci rendevamo conto che quella sera l’avremmo ricordata per tutta la vita. Ad un certo punto si mise a suonare la sua chitarra con i denti, come se la volesse divorare, dandoci l’impressione che fosse normale e naturale suonarla così. A quanto ho potuto vedere gli veniva spontaneo. Nel sentirla gemere e ululare, la sua chitarra dava la sensazione che si stesse accoppiando con la luna: stavo veramente davanti ad un marziano! Eppure la sua musica dava speranza e parlava del futuro nonstante si avvertisse una certa oscurità dei tempi che ancora dovevano arrivare. Improvvisamente gli saltarono le corde della chitarra (fortunatamente in quel momento non stava suonando con i denti!). Preso da un ìmpeto sacro, scagliò lo strumento sul palco prendolo a calci, quasi per punirlo. Il tecnico gli passò al volo un’altra chitarra e tutti potemmo tornare a sognare... 

 

Oggi, dopo 38 anni da quel concerto, sono sicuro che Jimi Hendrix sia stato ucciso forse proprio perchè era un personaggio fuori dagli schemi e per questo metteva paura alla società dell’epoca. Mi è bastato quel pomeriggio per capire che era troppo intelligente per fare una morte così assurda.


Toti.

 

 

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